lunedì 26 settembre 2022

Gloria (considerazioni religiose post-elettorali)

Concedetemi una nota a margine, abbastanza collaterale, rispetto al risultato del voto di ieri.

Nei giorni scorsi ho notato che una parte del mondo cattolico si diceva soddisfatta di un'eventuale vittoria della destra, per motivi legati alla difesa della propria religione e di alcuni valori e per il rifiuto di altre idee considerate poco in linea con la propria visione del mondo.

Sono cattolico anch'io, sono un insegnante di religione cattolica, e non sono nessuno, ma proprio nessuno, per poter contestare questa visione, però ci tengo a buttare lì un pensiero: ho la presunzione di affermare che il Dio che emerge dai Vangeli, attraverso Gesù Cristo, sia il Dio degli ultimi. E - sempre con un filo di presunzione - credo di poter sottolineare che gli ultimi, nel 2022, sono i migranti, sono i poveri, sono le persone con disabilità, sono tutti coloro che vengono rigettati, ignorati, derisi o peggio ancora nascosti dalla società e dal mondo.

Abbiate pazienza, amici cattolici, ma l'essere cristiani non può diventare un gagliardetto di appartenenza, con il quale chiudersi in una stanza con quelli che la pensano come me e gettare alle ortiche il resto. Quello non è il Vangelo di Cristo. So che può suonare un po' netta come affermazione, ma non ho problemi a ribadirlo: stare arroccati soltanto insieme a quelli che la pensano come noi, chiudendo fuori qualunque altra visione, non è il Vangelo di Cristo. Quando Pietro, durante la Trasfigurazione di Gesù, propone di fare tre tende e rimanere lì, lontani dal mondo soli con Gesù, Mosè ed Elia, l'annotazione del Vangelo è che "egli non sapeva quel che diceva". Mosè ed Elia spariscono, e Gesù prende i discepoli e torna nel mondo. Torna ad incontrare il mondo, ad annunciare, sì, ma incontrando il mondo. Non per niente Papa Francesco continua a ribadire la necessità di una "Chiesa in uscita". Non si può essere in uscita se ci si arrocca.

Vi lascio con una canzone di Edoardo Bennato di qualche anno fa, che a mio avviso centra bene il punto evangelico sugli "ultimi" di cui parlavo prima. 

venerdì 15 aprile 2022

Sotto la Croce

Eppure siamo lì, in ginocchio sotto la Croce.

Con i nostri limiti, i nostri peccati, le nostre ipocrisie. Con i nostri desideri, i nostri progetti, i nostri "vorrei".

Lì, sotto la Croce, timorosi di alzare la testa e guardare.

Sciocchi, direbbe qualcuno, ingenui, creduloni, stolti. San Paolo ce l'aveva detto: "scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani".

Eppure siamo lì, in ginocchio sotto la Croce. Ad attendere e sperare, contro ogni logica. 

Sotto la Croce.

sabato 21 agosto 2021

La nuova traduzione del Signore degli Anelli: si Fatica, ma va letta

Ho atteso qualche giorno prima di scrivere le mie impressioni sulla nuova traduzione del Signore degli Anelli da parte di Ottavio Fatica, per evitare di essere frettoloso (Barbalbero apprezzerebbe) e per lasciar sfumare gli ultimi echi dalla mia mente. E vi chiedo perdono per il tremendo giochino nel titolo del post, che già basterebbe per chiudere qui questo articolo.

Se volete comunque andare avanti, vi avverto che ho tre doverose premesse da fare, prima di addentrarmi nell'analisi.

La prima riguarda il mio rapporto con Tolkien: ho letto 13 volte il Signore degli Anelli (12 nella vecchia traduzione, 1 nella nuova), 3-4 volte lo Hobbit, un paio di volte il Silmarillion, almeno una volta tutti gli altri testi del Professore di Oxford. Questo non mi rende affatto un esperto, tutt'al più un appassionato. Dico questo perché ci tengo a far capire che gli "esperti" Tolkeniani sono un'altra cosa. Sono persone che hanno passato buona parte della loro vita a sviscerare, analizzare, capire l'opera Tolkeniana per poi scrivere, scrivere e ancora scrivere sull'opera Tolkeniana. Ci sono migliaia di opere e riviste dedicate a  Tolkien, alcune delle quali di grande valore e competenza, altre molto meno. Ecco, ci tenevo a sottolineare che io sono "solo" un appassionato. Amo Tolkien alla follia, ma non ho mai scritto SU Tolkien, né - per ora - ho intenzione di farlo (no, questo mio post non è su Tolkien, ma sulla nuova traduzione italiana).

La seconda è una banalità, che in teoria sarebbe ovvia, ma forse è comunque meglio esplicitare. Tutto ciò che dico in questo articolo è una mia mera opinione. Lo specifico perché la comunità Tolkeniana si è spesso mostrata estremamente suscettibile (basti vedere i toni usati proprio per commentare questa nuova traduzione), per cui vorrei evitare di creare polemiche, se mai qualche Tolkeniano di ferro capitasse su questi lidi.

La terza è che non ho mai letto il Signore degli Anelli in inglese. Per cui la mia non è una vera e propria analisi "della traduzione", ma piuttosto di come il lavoro di Fatica riesca a scorrere, a migliorare o a peggiorare la resa del romanzo in italiano. I riferimenti che farò rispetto all'inglese sono frutto del fatto che sono andato a vedere alcune parti proprio per poter fare un confronto.

Detto questo, cominciamo. Mi permetto di darvi un ultimo consiglio: se volete affrontare questa nuova traduzione, fatelo tenendo presente che è difficilissimo schiodarsi dalla mente alcuni nomi ed espressioni provenienti dalla vecchia, e questo inevitabilmente pesa. Io ho cercato di sganciarmi il più possibile, affrontando il testo come se stessi leggendo qualcosa di "nuovo". Non so se ci sono del tutto riuscito, ma tant'è. 

La prima sorpresa, dopo le infinite polemiche, è che la traduzione di Fatica non è affatto brutta. Avevo letto commenti dai toni apocalittici, quasi come se l'opera di Tolkien fosse stata distrutta e deturpata irrimediabilmente, e invece... e invece la traduzione scorre bene. Funziona. Per certi versi è anche nettamente migliore di quella a cui eravamo abituati. Scorre nel senso che è decisamente meno pomposa (sono andato a sbirciare, l'inglese di Tolkien - salvo alcuni momenti - non è affatto pomposo), è più "naturale" e mi sento di poter azzardare l'idea che sia molto più vicina all'inglese tolkeniano di quanto non fosse la vecchia traduzione. Anche l'utilizzo di termini che in italiano suonano arcaici, o quantomeno bizzarri, risponde alla necessità di tradurre in modo più fedele alcune scelte "particolari" fatte da Tolkien stesso. Vi faccio un esempio su tutti: all'inizio del libro, Tolkien parla del fatto che Bilbo compirà 111 anni. E per farlo, usa un termine che di fatto nell'inglese moderno non esiste: "eleventy-first". E' un termine semi-inventato dallo scrittore, che nella vecchia traduzione viene semplicemente sostituito da "centoundicesimo". Corretto come concetto, certo, ma perde la stranezza che Tolkien VOLEVA inserire nel testo. Fatica decide di tradurlo "undicentesimo", che può non piacere, ma a mio avviso mantiene molto di più lo spirito del testo originale. E di scelte di questo tipo il testo è pieno zeppo (anche un po' troppo, a volte). Ripeto, possono non piacere, ma tengono conto dell'idea originale molto più di quanto non faccia la vecchia traduzione, che su queste stranezze passa a mo' di rullo compressore, appiattendole. 

Altra nota di merito a Fatica (tranquilli/e, arriveranno anche i punti dolenti) è il rispetto dei registri linguistici. Tolkien fa parlare i vari personaggi in modo diverso a seconda della loro provenienza, razza (Elfi, Nani, Hobbit, Uomini), istruzione e ceto sociale. E finalmente in questa traduzione i registri si sentono tutti. La parlata di Frodo è diversa da quella di Sam, che è diversa da quella di Gimli, di Legolas, di Elrond, di Gandalf. Ci sono personaggi che parlano in modo sgrammaticato, altri che parlano in modo estremamente solenne, altri in modo rude ma pieno di dignità. Nella traduzione della Alliata questa cosa un po' si perde, ne converrete con me, se l'avete letta per bene. Peccato solo per la scelta di alcuni vocaboli un po' "aulici" messi in bocca a personaggi che non lo sono per nulla; questa francamente è una scelta poco comprensibile.

Ultimo punto positivo a favore della nuova traduzione: le poesie/canzoni in linea di massima non sono affatto male. Non sto dicendo che siano dei capolavori (ma ad onor del vero nemmeno tutte quelle in inglese lo sono), ma tutto sommato rendono bene, a mio parere meglio di quelle nella vecchia traduzione. Con la terribile eccezione della poesia dell'Anello: quella è proprio brutta. Io non so cosa sia passato per la testa di Fatica quando si è cimentato in QUELLA traduzione, ma decisamente non ci siamo. E' brutta, cacofonica e anche discretamente sballata rispetto all'originale (tanto per dirne una, perché mai deve sparire la parola "anello" dai versi finali?).

Il vero problema della nuova traduzione sono i nomi. Molti sono ininfluenti; alcuni sono migliori (Borgocorno invece di Trombatorrione) ma tanti, troppi, anche al netto del consiglio che davo all'inizio, sono francamente orribili. Orribili, non trovo altri termini. Vi faccio alcuni esempi, così ci capiamo. Il fiume che scorre nella Vecchia Foresta veniva tradotto "Sinuosalice". Che, diciamolo, è fantastico. Suona benissimo, rende bene l'idea di un posto avvolgente e anche un po' pericoloso... è perfetto. Ecco, nella nuova traduzione diventa "Circonvolvolo". Circonvolvolo, capite? Circonvolvolo. Dai, su. Altro esempio? Brandybuck e Terra di Buck. Io capisco tutto, ma come può venire in mente di tradurre "Brandaino" e "Landaino"? Merry Brandaino? Ma sul serio? In generale inoltre tutti i nomi dei quartieri della Contea suonano malissimo. La locanda "Il Puledro Impennato" diventa "Il Cavallino Inalberato". Ok, pony non è puledro, è vero. Però "inalberato"? Davvero non si poteva trovare niente di meglio? Sulla scelta di "Forestali" in luogo di "Raminghi" si è già discusso tantissimo; è vero che probabilmente si avvicina di più all'idea originale, ma purtroppo "forestali" in italiano indica un'altra cosa. E non si può non tenerne conto, dai. Orribile anche la scelta di "Occidenza" in luogo di "Ovesturia" (la sentite la diversa solennità dei due termini?). Brutta - ma ci posso passare sopra - anche la scelta di indicare gli Istari (Gandalf & co.) come "Maghi" anziché "Stregoni". Ma la cosa che mi ha creato un moto di raccapriccio è stata la nuova traduzione di Shelob. Shelob non si tocca. Shelob va benissimo così, Shelob è Shelob. Lo sentite come anche senza conoscere l'inglese il termine "Shelob" suoni minaccioso, terribile, faccia rabbrividire? Ecco. Preparatevi, perché è diventata "Aragne". Aragne, non so se rendo l'idea. Una specie di romanaccio, "A ragne, viè quà". Sì, lo so che "aragne" è italiano arcaico. Però qui non funziona proprio. Dai.

Insomma, per concludere... la nuova traduzione ha svariati pregi e altrettanti difetti. La cosa davvero buona - e non lo dico io, lo dicono fior fior di esperti Tolkeniani - è che finalmente CI SIA una nuova traduzione, il che è un inizio per poter porre "Il Signore degli Anelli" dove deve stare, ovvero tra i classici indiscussi della letteratura mondiale, che di traduzioni (più o meno buone) ne hanno avute ben più di due. Confidiamo nel futuro!

mercoledì 23 giugno 2021

Il pasticciaccio Vaticano-DDL Zan

Due riflessioni sul pasticciaccio Vaticano-DDL Zan. La prima rivolta a chi attacca e critica la Chiesa Cattolica, la seconda invece - per la quale utilizzo scritti di persone indubbiamente più preparate di me - indirizzata a chi della Chiesa Cattolica si sente parte integrante.

Prima riflessione, che non riguarda soltanto il caso in oggetto, ma vale sempre:

Quando si affrontano argomenti di grande complessità, in tutti gli ambiti, giustamente si invitano le persone a trattare la tematica con la dovuta attenzione, ricorrendo al parere degli esperti, cioè di persone che hanno dedicato tutto il loro percorso di studi a quel determinato argomento. Vale per la scienza, vale per la letteratura, per la filosofia, per qualsiasi campo del sapere. Ma quando si parla di Chiesa e di Religione, allora no. Allora vale tutto. Allora l'argomentazione diventa il ritornello urlato "TASSE-PRETIPEDOFILI-ABBATTIAMOILVATICANO", il massimo esperto diventa Fedez, che lancia i suoi strali con le stesse modalità di un SalviniMeloni qualsiasi. Forza, ragazzi, le critiche sono importanti, anzi, fondamentali. Però accidenti, cerchiamo di elevarci un po'. Come dico sempre ai miei studenti, la Chiesa non è un blocco di granito, in cui tutti hanno lo stesso pensiero. Oltretutto - come vedrete tra poco - esistono fior fior di teologi, biblisti, canonisti e altri esperti il cui lavoro è ESATTAMENTE quello di porre dubbi, domande, far emergere le criticità interne alla Chiesa e trovare le strade per superarle. E se le strade non ci fossero, trovare i modi per aprirne di nuove. Quindi, per favore, innalziamoci un po' dal "livello Fedez". Si può fare, e ne vale la pena. Basta volerlo.

Per la seconda riflessione, come annunciato, mi faccio aiutare da chi è più preparato di me, e in particolare da Andrea Grillo, cattolico, docente e fine teologo. 

Cito: "Il problema [...] esiste. E riguarda  la paura. Che domina fuori e dentro la Chiesa. E il difficile concetto di diritti soggettivi, duri da digerire e da riconoscere. Come cattolici siamo sempre tentati di usare un concetto di legge incapace di riconoscere davvero i diritti dei soggetti. E pensiamo di tutelare una dottrina immutabile guardando con sospetto a nuove libertà, mentre dovremmo scoprire che le nuove libertà, a modo loro e con le loro maniere, ci permettono di comprendere meglio il nostro non definitivo "sapere" sulla (omo)sessualità. La ossessione per la definitività della dottrina induce spesso in errore".

E ancora: "La differenza tra la rozza negazione dei diritti di chi ha orientamenti diversi e le buone ragioni di una sana dottrina cristiana mi sarei aspettato che emergesse con maggiore nitidezza. Permettere che si confonda la tradizione cristiana con la non sopportazione che l'altro voglia essere quello che è, per timore di non poter essere più se stessi se l'altro sarà tutelato, mi pare che sia sempre un passo falso, che facilmente si trasforma in un boomerang inesorabile".

E infine: "Né il cristianesimo, né il cattolicesimo deve credere di possedere un sapere "definitivo" sulla sessualità o sulla omosessualità. Credere in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo non implica, a cascata, una antropologia rifinita. Chi sia un uomo o una donna non è oggetto di una "dottrina compiutamente acquisita", perché l'uomo e la donna sono, da Dio, affidati sempre anche a loro stessi. Sono creati per essere liberi di corrispondere a sé in relazione a Dio. La pretesa di una "completa antropologia" è, in fondo, un ideale senza fede. Non vi è, dunque, una "rivelazione della sessualità" che sia un sapere definito, strutturato e chiuso. La evoluzione della dottrina cristiana è tale in moltissimi altri suoi aspetti: per cui possono apparire sulle cartine geografiche continenti che non si conoscevano, sole e terra possono scambiarsi di posto in cielo, le donne possono presiedere i tribunali e gli uomini possono chiedere il permesso "per maternità". Saper rispettare questa evoluzione, non rinunciando ad orientarla e ad abitarla, è l'unica via praticabile. E se l'episcopato per un millennio non è stato considerato un sacramento, come potremmo rassegnarci a guardare la omosessualità sempre soltanto come un vizio, un peccato, un disordine o, al massimo, una malattia? Perché dovremmo escludere "dal disegno di Dio" che sia invece una identità "possibile" in quanto identità "reale"? E che ammettere e accettare questo, come abbiamo riconosciuto Galileo, le ferrovie, le pensioni o i trapianti di cuore, non sovverta né la cupola di S. Pietro né la storia della salvezza né il disegno del creatore?".

Come vedete, le voci (intelligentemente e sapientemente) critiche interne alla Chiesa esistono (ho citato il prof. Grillo, ma potrei nominarne molti altri, da Duilio Albarello a Raffaele Maiolini, da Pierlugi Consorti a Derio Olivero), e allora l'ultima domanda è rivolta a tutti, credenti e non credenti, clericali e anti-clericali: vogliamo continuare ad ignorarle, queste voci, per fissarci sulle comode posizioni "Mondo contro Chiesa / Chiesa contro Mondo" o magari sarebbe il momento di cercare di elevare il livello della discussione?

P.s. a scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che - se non si fosse capito - da cattolico ritengo che la nota inviata dal Vaticano al Governo Italiano sul DDL Zan sia un errore. Un errore di forma prima ancora che di sostanza, un errore strategico, un boomerang piuttosto pesante. 

P.p.s. sempre a scanso di equivoci, però, le reazioni e i commenti che ho letto in giro sul tema sono avvilenti. Da cui si ritorna alla prima riflessione.

domenica 4 aprile 2021

Buona Pasqua per tutti!

Nelle icone della Pasqua della Chiesa Ortodossa Gesù non appare come risorto in solitaria; anzi, è proprio nella Risurrezione che si trascina dietro Adamo e tutta l'umanità.

E' un'immagine strepitosa, potente, bellissima.

E' Cristo che con la sua morte e risurrezione vuole salvare tutti, ma proprio tutti: credenti, non credenti, indifferenti, anticlericali, bigotti, ricchi, poveri, potenti e ultimi. Magari sempre con un occhio di riguardo per gli ultimi, per gli emarginati.

Che bello. Che bello!

Buona e Santa Pasqua, amici!



martedì 24 dicembre 2019

Buon Natale (senza sensi di colpa)!

Chiunque legga giornali, riviste e pubblicazioni di ispirazione cattolica, o anche semplicemente chiunque frequenti gli ambienti ecclesiali, negli ultimi vent'anni si sarà imbattuto, nel periodo che precede il Natale, in articoli, riflessioni ed omelie che - in toni più o meno misurati - puntano il dito contro il fatto che ormai Natale sia diventato una festa consumistica, che ci si dimentica dell'Essenziale, che non si festeggia più la Nascita di Gesù ma ci si perde nel turbine dei regali, eccetera eccetera eccetera. 

Il che è tutto vero e sacrosanto, eh. Niente da dire. Però.

Però, onestamente, sono più di vent'anni che sento dire e vedo scrivere queste cose, ed inizio ad essere un po' stufo. Perché non sono affatto convinto che il continuo rimarcare tutto questo (con conseguente senso di colpa indotto) aiuti poi molto a vivere bene il Natale. 

E' vero, il Natale è altro. Il Natale è la nascita di Dio in terra, è Dio che si fa uomo in Gesù per noi, è sostanzialmente il grande progetto d'Amore di Dio nei confronti dell'umanità. 

E allora mi piacerebbe che invece di continuare ad evidenziare quello che non va (che poi spesso il tutto si riduce a far emergere inutili e controproducenti sensi di colpa), negli articoli/riflessioni/omelie si ponesse l'accento su quanto è incredibile, quanto è pazzesco, quanto è divino un Amore che diventa bambino, povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi, Dio/Uomo tra gli uomini. E basta. Tutto il contorno, consumistico e sfrenato, davanti a questo Evento sfuma da solo, senza bisogno di puntare il dito ogni anno. 

Il Natale, col suo silenzio, è più forte di qualunque fracasso consumistico, non c'è bisogno di difenderlo, va solo assaporato.

E' l'Amore in mezzo a noi. Cos'altro può servire?

Buon Natale a tutti voi!

martedì 24 settembre 2019

Greta e gli "adulti"

Ho ascoltato il discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite. E' ineccepibile, dal mio punto di vista. Così come sono ineccepibili la sua rabbia e la sua delusione.

Poi ho letto i commenti qui su Facebook, e ci ho trovato una discarica di odio, di livore, di (brutto) sarcasmo, di indifferenza, di presunta superiorità. Guarda caso, quasi tutti commenti da parte di adulti, trentenni, quarantenni, cinquantenni.

Ora io vi chiedo... ma voi, a 16 anni, cosa stavate facendo? Come vi spendevate per rendere il mondo migliore? Cosa avete fatto, a 16 anni, per arrogarvi ora il diritto di insultare, sbeffeggiare o liquidare con sufficienza una come Greta? Cosa diavolo stavate facendo per migliorare il mondo?
Io me li ricordo, i miei 16 anni. Leggevo Tolkien, giocavo alle avventure grafiche della Lucas e ascoltavo i Dire Straits. Non penso di aver fatto granché, all'epoca, per migliorare il pianeta, ma certamente non mi permetto ora di criticare chi i suoi 16 anni li sta spendendo per gridare ai "potenti" che è ora di darsi una svegliata. 

Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.

sabato 15 settembre 2018

København

Premessa: cercherò di non fare la parte del solito italiano esterofilo. È difficile, è OGGETTIVAMENTE difficile, ma ci proverò.

Detto questo... un paio di settimane fa siamo stati a Copenhagen (sì, si scrive così, siamo solo noi italiani che scriviamo Copenaghen). Di seguito, alcune osservazioni a freddo.

  1. Ci sono biciclette ovunque. Ma intendo proprio ovunque. E - ovviamente - ci sono piste ciclabili dappertutto. Quando dico "piste ciclabili", intendo proprio piste ciclabili. Distinte dalla strada. Distinte dai marciapiedi. Praticamente un'altra corsia, leggermente sopraelevata in modo che le auto non ci possano finire, accanto ad OGNI strada. OGNI. Ecco, diciamo che convincere le persone ad utilizzare la bici così è facile.
  2. In qualunque quartiere siamo andati, a qualunque ora, non ci siamo mai sentiti in pericolo. Nemmeno a tarda sera, in zone in cui praticamente c'eravamo solo noi. E' difficile da spiegare, ma la percezione era che non ci fosse alcun motivo per preoccuparsi. In realtà più che una percezione era una certezza.
  3. I mezzi pubblici funzionano bene. Ma proprio bene. Coprono praticamente ogni punto della città, attraverso treni urbani, metropolitane, autobus e piccoli battelli. Mai una volta in ritardo, sempre puliti, insomma, in una parola: efficienti. Qui però mi soffermo un poco su un dettaglio, perché è una delle cose che più mi hanno colpito (e da italiano, mi hanno anche un poco fatto vergognare). Nelle metropolitane non ci sono tornelli. L'accesso è completamente, assolutamente libero. I passeggeri arrivano, passano il loro abbonamento o il loro biglietto vicino ad una colonnina con scritto "check-in" (sì, beh, in danese ovviamente), e quando scendono fanno la stessa operazione vicino ad una colonnina con scritto "check-out". Così, senza che nessuno controlli, senza alcuna barriera. E lo fanno TUTTI. Noi avevamo una card che ci permetteva di viaggiare in modo illimitato su tutti i mezzi di trasporto, che non dovevamo "timbrare" alle colonnine. Abbiamo incrociato 4-5 controllori che non ci hanno MAI chiesto di mostrare la card. Presumibilmente danno per scontato che la gente paghi per usare i mezzi pubblici. E allora si instaura un circolo virtuoso: la gente paga, il servizio è ottimo, la gente paga volentieri perché il servizio è ottimo, il servizio può rimanere ottimo perché la gente paga (e perché chi amministra il servizio lo gestisce bene). Proprio come da noi, direi.
  4. Per noi italiani (ma immagino non solo per noi) Copenhagen è tremendamente costosa. Non ho idea di quale sia lo stipendio medio di un danese, ma per noi i prezzi sono veramente inavvicinabili. Vi faccio solo un esempio, quello probabilmente più significativo, considerando che il prodotto in questione è uno dei più diffusi in Danimarca: una birra media (Carlsberg, eh, che è industriale e la fanno là, mica strane e rare birre artigianali) costa in media intorno ai 9 Euro. Per dire.
  5. La sirenetta (o meglio, la statua della sirenetta) è piccola. Quasi insignificante. E francamente, tra tutte le cose belle che ci sono da vedere in questa città... diciamo che non è proprio in cima alla mia lista, ecco.
  6. La città è meravigliosa. È una delle più belle che io abbia mai visto, e non sto esagerando. Ci sono talmente tante cose da fare che secondo me starci quattro giorni pieni è il minimo sindacale. Non voglio spiegarvi cosa c'è da vedere, per quello ci sono già un sacco di ottime guide turistiche, ma è una città che secondo me va assolutamente visitata. Tra l'altro c'è una simpatica card (la Copenhagen Card, appunto) che costa parecchio, ma ti consente di viaggiare su tutti i mezzi e di entrare in qualunque museo/attrazione/castello/birrificio della città (e non solo). Alla fine risparmi, e il fatto che sia tutto compreso nella card ti rende libero di girare, fare, guardare, senza preoccuparti. E non è poco, credetemi.
  7. Questo punto è per alcuni amici birrofili: ci sono degli ottimi bar (Mikkeller, Fermentoren, giusto per citarne un paio) con altrettanto ottime birre artigianali. E con prezzi leggermente più abbordabili della media.
  8. Qui consentitemi una generalizzazione. Di solito le odio, ma in questo caso non posso fare altrimenti: i danesi sono accoglienti. Non esuberanti, ma cordiali e molto efficienti. Ti fanno sentire il benvenuto, pur rimanendo estremamente "distaccati" (non in senso negativo, ma non riesco a trovare un termine migliore).
È una delle pochissime città europee, se non l'unica tra quelle che ho visitato, che mi ha fatto pensare che in un posto così potrei anche vivere. In ogni caso vale davverlo la pena visitarla.

mercoledì 23 maggio 2018

La Storia...

"Adesso ho giorni buoni e una vita dignitosa
Ma non mi piego a una coscienza silenziosa
Al futuro porto in dote la memoria
Nel cuore rugge l'urlo della storia"

Si concludeva con questi versi "Novecento", brano musicale presentato da Valerio Sanzotta a Sanremo Giovani dieci anni fa esatti. E in questi giorni di strana politica, mi sono riesplosi in testa come una bomba. Sì, perché ho il sospetto che tanti degli strampalati commenti (o insulti, fate voi) che si leggono sui social quando si parla della situazione politica e sociale attuale, nascano da una totale mancanza di conoscenza della nostra storia.

Quando tanti dei miei alunni mi confidavano (eh sì, con un insegnante di religione gli studenti si confidano spesso) il loro disamore (per non dire ribrezzo) nei confronti della storia come materia scolastica, da un lato li capivo (al liceo non ero propriamente uno studente modello), ma dall'altro cercavo di far comprendere loro che la storia in realtà è fondamentale, perché noi siamo quello che siamo per via della storia che abbiamo dietro. Perché di fatto la storia è fatta da persone. Persone che hanno fatto scelte, che inevitabilmente hanno "creato" il mondo e le società nelle quali viviamo. Perché, come cantava De Gregori, "la storia siamo noi". Sorvoliamo sul fatto che i programmi scolastici non arrivino mai a coprire i fatti del dopoguerra, ma vabbè.

A me pare che la mancanza di una "coscienza storica" sia il grande problema dello scenario politico/sociale di oggi. E' questa mancanza che porta molti ad equiparare tutto e tutti, a buttare tutto nello stesso calderone, per cui si sentono affermare cose aberranti. Tanto per fare un esempio eclatante, si sente dire che "si stava meglio quando c'era lui". Ma anche cose più "sottili", tipo l'essersi dimenticati che cosa sono stati gli anni di piombo, le stragi nelle piazze, gli omicidi del terrorismo (rosso e nero). E a pensare che in quegli anni si stava meglio di oggi. O tipo l'essersi dimenticati che di morbillo si moriva, e pensare con nostalgia a quando non c'era l'obbligo di vaccinarsi.

E in questo calderone, si guarda solo il proprio orticello. E si crede - a torto, non menatemela, totalmente a torto - di vivere nel periodo storico/politico/sociale peggiore possibile. E' l'unica giustificazione alle grida, agli schiamazzi, all'insulto nei confronti di chi la pensa in modo diverso da te, all'insulto più forte nei confronti di chi VOTA in modo diverso da te. Perché è chiaro che se si pensa di essere nel periodo storico/politico/sociale peggiore di sempre, allora si è legittimati a gridare, berciare, insultare. Se si crede di vivere il periodo peggiore della storia italiana, beh, allora tutto è lecito, allora chi ha governato prima necessariamente deve essere il male assoluto.

Vi do una notizia, signori, e ve la do con grande serenità: NON SIAMO NEL PERIODO PEGGIORE DELLA STORIA ITALIANA. Neanche lontanamente. Siamo in anni in cui l'Italia, pur senza negare tutti i problemi che esistono, vive in una condizione di pace. Di relativa tranquillità economica (sì, certo che ci sono paesi che stanno meglio di noi, ma vogliamo parlare di quanti sono quelli che stanno PEGGIO?). Viviamo in anni in cui la lotta alle mafie, anche se è ben lungi dall'essere conclusa, è infinitamente più avanti di 30 anni fa, e questo anche grazie al sacrificio di un sacco di gente. Non sto negando l'esistenza dei problemi, delle sacche di povertà, delle difficoltà a trovare un'occupazione stabile, non sto negando nulla di tutto questo. Ma non venitemi a dire che siamo nel periodo peggiore della nostra storia italiana, perché è un'affermazione assolutamente ridicola.

Non va tutto bene, certo che no. I problemi ci sono e sono tanti. Ma il primo problema è la percezione che si ha del periodo storico in cui si vive. Se questa percezione è errata, nessuno degli altri problemi verrà mai risolto.

lunedì 5 febbraio 2018

Macerata

Sono stato molto in dubbio sullo scrivere o meno qualcosa riguardo ai fattacci di Macerata.
Non volevo, in parte perché è un qualcosa di troppo brutto per essere vero, in parte perché è già stato scritto tutto e il contrario di tutto.
Poi però ho pensato che magari questo blog qualcuno lo legge, e magari a qualcuno quel che scrivo interessa. E anche se non fosse così, scrivere di questa cosa mi serve. Mi fa bene. Mi aiuta a ribadire alcune cose.

Quindi: no, il ventottenne che ha sparato a una decina di africani da un'auto non è un folle. E' un criminale. Un criminale spinto da "ideali" (mi viene un po' di ribrezzo a chiamarli così) fascisti e razzisti. Perché non si può chiamare altrimenti uno che sceglie deliberatamente di sparare a persone con un colore di pelle diverso, con tatuaggi fascisti sulla pelle e coprendosi con il tricolore quando viene arrestato (sorvoliamo sul fatto che gliel'abbiano permesso). No, non è un folle. E' un criminale fascista e razzista. E il fatto che questo criminale fascista e razzista fosse candidato per la Lega... vabbè, non saltiamo a facili conclusioni, giusto?

Ho letto anche di persone che lo difendono dicendo che "si sarebbe fatto giustizia da solo" rispetto alla ragazza uccisa (presumibilmente) da un nigeriano pochi giorni fa. Ora, a parte il concetto di giustiza estremamente sgradevole che emerge da queste voci, ma... che razza di modo di "farsi giustiza da solo" sarebbe questo? Non è nemmeno la legge del taglione... sembra più una sorta di rivalsa mafiosa: uccidiamo tutti quelli "legati" al criminale nigeriano. Peccato che - tra le altre cose - l'unico legame con quel criminale che avevano le vittime dell'attentato probabilmente fosse il colore della pelle. Che è come dire: siccome Riina era siciliano ed è stato un criminale efferato, ne consegue che si può andare in Sicilia e sparare a caso ai siciliani, tanto in qualche modo sono "legati" a Riina per il fatto di essere siciliani. Ma vi rendete conto dell'assurdità di questo pensiero? Bene, perché è esattamente la stessa cosa. Tralasciando il fatto che il concetto di "farsi giustizia da soli" dovrebbe essere un tantino superato, dopo tremila anni di evoluzione. Il condizionale è d'obbligo.

In tutto questo la cosa VERAMENTE grave è che un po' di persone (troppe, anche se fossero solo due) non solo difendono il simpatico criminale razzista di Macerata, ma sono d'accordo con lui e con il suo gesto. APPOGGIANO il suo gesto. SOSTENGONO il suo gesto. Forza Nuova lo SOSTIENE. E Forza Nuova è un'entità politica. E non è che altri partiti abbiano fatto meglio: Salvini ha sciacallato come suo solito, dicendo che la colpa di tutto ciò è della sinistra, la Meloni idem, Berlusconi ha rilanciato dicendo che c'è un'emergenza migranti (sottintendendo dunque che i fatti di Macerata siano colpa dei migranti, mica di un criminale fascista e razzista).

Io non so come possano Salvini & co. professare la loro fede cristiana (!) e poi istigare all'odio razziale in questo modo. Non so come si possa cercare di rigirare la frittata sempre e comunque a proprio favore, infischiandosene delle conseguenze. Non lo so, non lo capisco, non lo comprendo, mi fa orrore. Ma lo fanno.

Non ho risposte, non ho soluzioni. Ma so perfettamente che quel modo di vedere il mondo è sbagliato. Su questo non ho dubbi. E' sbagliato. E' dannoso. E' estremamente pericoloso. E se tutti quanti, TUTTI QUANTI non ce ne rendiamo conto al più presto, la situazione si aggraverà ulteriormente. Vi prego, recuperiamo la nostra umanità. Vi prego.

P.S. il fatto che tutto ciò sia avvenuto nella mia regione italiana preferita, nelle "mie" Marche, mi fa proprio male.

martedì 15 novembre 2016

Un Trump-olino verso il passato.

Ho aspettato a lungo, prima di scrivere questo post.

Ho aspettato per non scrivere a caldo, per non farmi prendere la mano.
E' passata quasi una settimana, ed ora penso di poter scrivere. L'elezione di Trump, a mio modo di vedere, è un salto indietro di 50 anni. Sì, lo so che il Trump presidente sarà diverso dal Trump candidato. Certo. Anche se poi la scelta di un dichiarato razzista antisemita come "capo" della sua squadra di governo parla da sola. Lo so, questo. E infatti non sono tanto le mosse di Trump a preoccuparmi (oddio, magari un pochino anche quelle).

Quel che mi preoccupa è il fatto che ora negli USA ci siano legioni di imbecilli razzisti e misogini che si sentono AUTORIZZATI ad agire in modo razzista e misogino, perché le loro idee sono supportate dal Presidente. Non mi credete? Pensate che esageri? Andate a vedervi la pagina Facebook di Shaun King, giornalista e attivista statunitense. Sta raccogliendo tutte le testimonianze di quel che dico. Persone afroamericane e messicane che vengono "invitate" a sedersi sul retro, negli autobus, perché "quello è il loro posto". Donne musulmane a cui viene strappato il velo per strada. Uomini e donne "non-bianchi" a cui viene urlato di tornarsene da dove sono venuti, perché l'America non è più il loro paese. Bandiere con svastiche che compaiono sulle case.

Certo, ci sono anche proteste, scontri e tafferugli anti-Trump. Ovvio. I violenti purtroppo ci sono ovunque. Mi pare chiaro che anche tutto questo vada condannato, ma non sposta di una virgola ciò che sta succedendo: una nuova ondata di razzismo violentissimo, un salto all'indietro di 50 anni, uno sputo in faccia a Martin Luther King, a Rose Parks e a tutti coloro che credono che il colore della pelle (o semplicemente la provenienza geografica) non cambino il valore di un essere umano. Non abbiano niente a che fare con la DIGNITA' di un essere umano. Che rimane la stessa a prescindere da tutto.

Ecco. Per questo sono preoccupato, per questo sono amareggiato, per questo credo che no, non sia un problema degli USA ma una questione che ci riguarda tutti. Ne va del tipo di mondo che vogliamo costruire, che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Bisogna capire se davvero vogliamo un mondo diviso in "persone più degne" (bianchi, normodotati e possibilmente individualisti) e "persone meno degne" (afroamericani, ispanici, musulmani, ebrei, disabili, ecc.).

Io un mondo così non lo voglio. E poiché sono ottimista, credo che non lo voglia nemmeno la maggior parte della gente. Spero - e credo - che l'era Trump sarà breve. 
Mi auguro solo che questo breve tempo non sia un inferno per chi si trova a viverlo.


P.S. lasciamo perdere tutta la questione climatica, perché su quella ci sarebbe da scrivere un libro. Dico solo che se il neopresidente USA dice di voler puntare tutto su carbone e petrolio e non sulle rinnovabili... Vabbé, tirate voi le conclusioni.

mercoledì 3 agosto 2016

Gli estremisti VS Papa Francesco

Ormai da alcuni giorni spulcio sul web le reazioni alla (a mio parere splendida) iniziativa delle comunità musulmane di presenziare alla Messa di domenica scorsa, come segno di rifiuto della violenza terroristica e vicinanza tra le diverse religioni; contemporaneamente leggo anche le reazioni alle parole sempre profetiche e incisive di Papa Francesco.

Mi hanno colpito (in negativo) in particolare due atteggiamenti, provenienti da estremi opposti, eppure simili nei toni e nei contenuti. Per comodità (chiedo scusa per la generalizzazione) li chiamerò i "clericali" e gli "anticlericali".

Questi ultimi hanno postato commenti sprezzanti, chiedendosi il perché ci sia la necessità di dare risalto alle religioni, che sono solo "cazzate inventate dagli uomini" e aggiungendo tra le altre cose che Papa Francesco non è altro che "l'ennesimo cialtrone vestito di bianco", solo "più simpatico dei precedenti", e quindi messo lì per "furbizia" da quella "associazione a delinquere" che è la Chiesa Cattolica. Mi pare superfluo sottolineare che davanti a frasi del genere non si possa fare altro che scuotere la testa e dispiacersi per loro.

Dall'altro lato, quello dei clericali, leggo di persone profondamente indignate per la presenza dei musulmani alla celebrazione dell'Eucaristia, presenza che viene vista come una "profanazione". In tutto questo, ovviamente, non mancano gli attacchi a Papa Francesco, reo di aver "distrutto la Chiesa" e "tradito i suoi predecessori" attraverso un "buonismo filo-islamista". Naturalmente di questa categoria di "clericali" fanno parte anche personaggi che non perdono occasione per gettare fango sul Papa, perché è l'unico modo che hanno per accrescere la loro popolarità (si vedano i vari Socci, Magdi Allam - che peraltro ha dichiarato di essere uscito dalla Chiesa Cattolica, e ce ne faremo una ragione -, eccetera eccetera).

Ora, io non ho nessuna intenzione di avviare una discussione teologica (anche perché in questo campo stanno scrivendo, e in modo molto migliore e più competente di quanto potrei fare io, tra gli altri il prof. Andrea Grillo e don Duilio Albarello), ma vorrei semplicemente far notare come questi estremi apparentemente opposti in realtà vadano esattamente nella stessa direzione: negare Dio per mettere al suo posto le proprie granitiche ed immodificabili convinzioni. Non c'è spazio per il dubbio, non c'è spazio per la comprensione, non c'è spazio per la compassione, non c'è spazio per la misericordia.  Ci sono solo le urla di chi vuole imporre la propria visione del mondo e della storia. Non c'è spazio per il soffio dello Spirito, che apre scenari nuovi, dischiude prospettive inedite, illumina angoli nascosti.

Fortunatamente lo Spirito soffia lo stesso, e Papa Francesco lo sa!

martedì 23 febbraio 2016

Torri d'Avorio, Muri e Ponti

Non ci si può chiudere nelle nostre torri d'avorio. Non si può demonizzare sempre tutti quelli che avanzano critiche contro di "noi". A dir la verità, non si può neppure ragionare in termini di "noi" e "loro".
Alla morte di Umberto Eco ho letto commenti di persone (miei colleghi, insegnanti di religione!) che recitavano testualmente: "un altro che muore senza realizzare il suo sogno di vedere la fine della Chiesa".

Ora, io posso capire tutto, ma a me questo atteggiamento pare irrispettoso, stupido e controproducente. Se continuiamo a considerare gli atei, gli agnostici, e in generale tutti coloro che non sono cristiani, come persone con cui non vale la pena confrontarsi (perché tanto sbagliano), non credo che andremo molto lontano.

Lo sto dicendo da mesi, credo che noi cristiani dobbiamo vivere nel mondo, non CONTRO il mondo. Dobbiamo metterci a servizio degli altri (tutti gli altri, anche quelli che non la pensano come noi), non CONTRO gli altri.

Il che - sia chiaro - non significa accettare qualunque cosa passivamente. Ma la logica dello "scontro" sempre e comunque non funziona, non porta a niente, non va. Non è nemmeno evangelica.

Ho anche visto commenti e post di insulti infuocati contro la sen. Cirinnà (non contro il suo ddl, proprio contro di lei, come persona). E la cosa mi ha infastidito molto, al di là di come la si possa pensare sulla questione unioni civili. Perché ovviamente questi insulti arrivavano da persone cattoliche (o presunte tali).

Lo so che da un sacco di fronti arrivano insulti ai cristiani, eh. Lo so, ne sono consapevole. Lo so che spesso i cristiani vengono trattati come poveri deficienti senza raziocinio. Lo so e la cosa mi infastidisce. Ma questo non ci autorizza a rispondere insultando a nostra volta. Se davvero vogliamo difendere la dignità dell'essere umano, allora questa dignità va difesa anche quando si tratta di persone che portano avanti idee diverse dalle nostre. L'insulto (o il considerare queste persone "meno valide", "meno interessanti" di noi) non è certo un atto di rispetto ala dignità.

Costruire ponti, non muri. Ponti, non muri. Ponti, non muri. Mi pare che Papa Francesco su questo stia continuando a martellare da un bel po'.

Buona giornata!

lunedì 25 gennaio 2016

Fantasy (Rainbow & Family) Day

Chi mi conosce un pochino sa che sono un grande appassionato di fantasy. E allora proprio dal fantasy prendo spunto per scribacchiare due pensieri su tutte le polemiche di questi giorni, fra manifestazioni, arcobaleni, Pirelloni della discordia e imminenti Family Day.

Io vedo tanti guerrieri, in giro. Da una parte e dall'altra. Guerrieri valorosi, in armatura completa, di quelle che ti proteggono sì da tutto e da tutti, ma che ti limitano anche la visuale. Che ti fanno vedere una sola idea di realtà. Essere un guerriero con la celata dell'elmo abbassata ti impedisce qualunque tipo di dialogo, perché le uniche discussioni possibili sono quelle che si fanno a suon di spada.

Poi vedo tanti affabulatori, tanti mercanti, tanti falsi maghi. Che sfruttano tutto e tutti, senza scrupoli, senza valori, senza pudore, senza vergogna. Che saltano su qualunque carro convenga loro, su qualunque idea consenta loro di guadagnare.

Io mi guardo intorno, e mi chiedo cosa voglio essere. Mi chiedo - da cristiano! - cosa sono chiamato ad essere. Non un guerriero, scusate ma no. Non sono mai stato bravo con la spada, e l'armatura mi soffoca. No, grazie. Non un affabulatore, nè mercante, nè (falso) mago. E quanto ai maghi veri, sono pochissimi, e so per certo di non avere quel dono.

E quindi? Quindi mi rendo conto di essere un viandante. Pieno di dubbi, con qualche punto fermo che cerco faticosamente di testimoniare con la mia vita, con un pochino di cultura (anche teologica) alle spalle, con un'innata curiosità che mi spinge a cercare di capire le idee e le posizioni diverse dalle mie, in cammino tra altri miliardi di viandanti come me. Con l'immensa benedizione di avere al fianco una moglie viandante come me (e spesso più saggia di me).

Questo sono, e non posso essere altro. Posso certamente tentare di essere sale e lievito, ma come dice un ottimo sacerdote di mia conoscenza, in misura tale da "evitare di far esplodere la pasta e di rendere il cibo immangiabile".


P.S.: Viandante rock'n'roll, eh! ;)

martedì 15 dicembre 2015

Ma ora è il tempo della tenerezza.

Premessa: so che questo post potrebbe suonare come una sorta di bilancio dell'anno che sta per finire. Non è nelle mie intenzioni fare una cosa del genere, ma se capiterà, va bene lo stesso.

Scrivo senza essere stato sollecitato da avvenimenti particolari, per una volta. Scrivo perché il groviglio di pensieri sociologici/filosofici/teologici che ho in testa mi chiede di provare a mettere un po' d'ordine (anche se l'impresa è ardua, e non so quanto in effetti sarà possibile compierla).
Prendendo in prestito le parole di Papa Francesco a conclusione del Convegno Ecclesiale di Firenze, si può dire che "non siamo tanto in un'epoca di cambiamenti, quanto in un cambiamento d'epoca". E i segnali di questo cambiamento d'epoca colpiscono, destabilizzano, infastidiscono, danno speranza, impauriscono, spalancano l'infinito. Tutte queste cose insieme.

Siamo davanti a sfuriate di terrorismo spaventose, a bombe lanciate sulla Siria, a ondate di migranti che cercano salvezza, a ondate di xenofobi che cercano Salvini.

Siamo davanti a fotografie di animali proiettate sulla Basilica di San Pietro, a gente infastidita dagli animali sulla Basilica di San Pietro (quasi che la Creazione non comprenda anche gli animali), a gente in estasi per gli animali sulla Basilica di San Pietro, a gente indifferente per gli animali sulla Basilica di San Pietro.

Siamo davanti a ipotetiche teorie gender, a reali gender studies, a Sentinelle rigidamente in piedi, ad associazioni LGBT rigidamente ferme sulla rivendicazione dei diritti (ma siamo proprio sicuri che tutti i diritti rivendicati siano realmente diritti?).

Siamo davanti a presepi che infastidiscono le persone (!) e a presepi che vengono usati come spade contro altre persone (!!).

Siamo davanti a cardinali rigidi come pali della luce, rimasti fermi al 1500, e a monsignori che fanno "outing" pretendendo di mantenere sacerdozio e compagno così, come se nulla fosse.

Siamo davanti a straordinari Sinodi sulla famiglia e ad altrettanto straordinari Convegni Ecclesiali.

Siamo davanti a una politicante che critica un prete per il suo modo di vestire a Ballarò, salvo poi vestirsi a sua volta da Arbre Magique alla prima della Scala di Milano.

E in tutto questo caos, siamo davanti a un Papa che indice un Giubileo straordinario, e si permette di chiamarlo "Giubileo della Misericordia". E caspita, mi sa che ha ragione lui, perché se c'è una cosa di cui questo povero mondo ha bisogno è proprio la misericordia. Che non è solo ed esclusivamente il perdono dei peccati, come già qualche "addetto ai lavori" sta cercando di lasciar intendere. Sarebbe un po' pochino ridurre la misericordia a quello, come se i nostri peccati fossero la cosa più importante. No, la misericordia è qualcosina di più, e credo che innanzitutto parta da un atteggiamento da assumere. Da uno stile, se vogliamo. Dalla tenerezza, come dice il Papa.

Ecco, forse la chiave per capire le sfide e le domande che questo cambiamento d'epoca ci pone davanti è proprio la tenerezza. Mancano dieci giorni a Natale, a quel momento indescrivibile in cui Cristo diventa uomo come noi, come ognuno di noi. E al di là del freddo, delle difficoltà, di Erode, dell'asino e del bue, il Natale è il tempo della tenerezza. Ci sarà il momento del dolore, della passione, della morte e della risurrezione. Ma ora è il tempo della tenerezza.

Buon Giubileo della Misericordia a tutti!

giovedì 5 novembre 2015

Ma non potete servire Dio e la ricchezza.

No, non c'è niente di "accettabile" nell'allucinante quadro economico che sta uscendo da Vatileaks in questi giorni. Non c'è assolutamente nulla di anche solo vagamente VICINO al concetto di accettabile. Anche al netto dell'enfatizzazione mediatica, anche filtrando i toni apocalittici e accusatori di buona parte dell'informazione, resta il fatto che ciò che sta emergendo è ben lontano dall'essere "accettabile". No, non è accettabile che i soldi raccolti per opere di carità finiscano ad essere usati per la vita privata di qualche cardinale. No, non è accettabile che un cardinale a riposo viva in un appartamento di 500 metri quadrati. E non mi interessa se lo sta abitando legittimamente, non è accettabile lo stesso. Non è accettabile che l'appello di Papa Francesco per una "Chiesa povera" venga accolto con sorrisi di circostanza da certi monsignori, per poi continuare a sguazzare nell'opulenza esattamente come prima. Non è accettabile. E nel caso ce lo si dimentichi, no, "non potete servire Dio e la ricchezza" (Lc 16, 13). E sempre nel caso ce lo si dimentichi, "se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti" (Mc 9, 35).

Io sono cristiano cattolico, "credo la Chiesa", come dice il Simbolo Niceno Costantinopolitano, credo che questa Chiesa sia stata voluta e fondata da Cristo, e credo che "le le potenze degli inferi non prevarranno su di essa" (Mt 16, 18). Sono certo di questo, e la mia fede in Cristo non è scalfita da questi scandali. Ma sono anche molto, molto, MOLTO incazzato con chi fa della Chiesa "un covo di ladri" (Lc 19, 46). Cari (mon)signori, lo Spirito ci ha regalato un Papa straordinario (farei meglio a dire una serie di Papi straordinari, visti anche i suoi predecessori). Ascoltatelo. Non buttate tutto a mare. Il Regno di Dio si realizzerà comunque, con o senza di voi. "Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!" (Mt 18, 6-7). 

Avete sbagliato, signori. Non c'è niente di male nell'ammetterlo, siamo uomini, gli uomini sbagliano. Continuamente. Tutti noi, sempre e comunque. Ma siamo tutti avvolti da quell'Amore che ci ama NONOSTANTE i nostri errori. E allora riconosciamo 'sti benedetti errori e torniamo a cercare di vivere nella luce del Vangelo. A "farci ultimi". A "servire". Solo così possiamo essere testimoni credibili di Cristo. Solo così.

giovedì 22 ottobre 2015

Lettera aperta a Michele Serra in risposta all'Amaca del 21/10/2015

Egr. dott. Serra, 

buongiorno. Sono un insegnante di religione cattolica, ho 35 anni e svolgo questa professione da sette. Sovente sono d'accordo con i suoi articoli su Repubblica. Ho sempre ammirato molto il suo stile arguto e ironico e la sua capacità di essere incisivo e leggero allo stesso tempo. Poi oggi mi sono imbattutto nella sua "amaca" del 21 ottobre, contro l'insegnamento della religione cattolica. E allora le scrivo questa lettera aperta, perché trovo opportuno fare qualche precisazione.
Nella scuola in cui insegno il numero degli avvalentesi oscilla tra il 50% e il 100%, attestandosi su una media del 75-80%. E non insegno in una scuola sperduta sulle montagne, ma nel pieno centro di una delle più grosse città del Nord Italia. Non ho il minimo interesse a far "aumentare" (o anche solo a sottolineare) il prestigio culturale e sociale della Chiesa Cattolica. L'unico interesse che ho è il bene dei ragazzi e delle ragazze di cui ho l'onore di essere professore.
Lo chieda a loro, dott. Serra, se quest'ora è controproducente per la loro vita. Lo chieda a loro se è mal sopportata. Lo chieda a loro. In sette anni di insegnamento ho avuto alunni musulmani, indù, agnostici e atei dichiarati. Con ognuno si è sviluppato un confronto (a volte anche serrato), ma MAI, in nessun momento, c'è stata prevaricazione o imposizione di idee. Mentre sempre, in tutte le classi che ho avuto la fortuna di incontrare, ho riscontrato una grande "sete" e una grande "curiosità" nei confronti delle religioni (in generale) e del Cristianesimo (in particolare). Curiosità spesso espressa in termini critici, ma che esigeva da parte mia confronto, dialogo, riflessioni e (quando possibile) risposte. Lo chieda ai ragazzi, se quell'ora era inutile e controproducente. Lo chieda a quei ragazzi che per un'ora a settimana potevano esprimersi liberamente, senza l'ansia del voto, e soprattutto sapendo che non sarebbero stati giudicati, qualunque cosa avessero chiesto o qualunque provocazione avessero lanciato. Lo chieda ai colleghi di altre materie, che con alcuni miei colleghi di religione (certamente molto più esperti e preparati di me) sono riusciti a preparare dei percorsi interdisciplinari meravigliosi, che hanno aiutato i ragazzi a capire meglio anche le altre materie.
Se la sua è una provocazione per migliorare l'ora di religione, caro dott. Serra, ne sono più che felice: sediamoci ad un tavolo e discutiamone, magari davanti ad una pizza ed una birra, che come è noto aiutano notevolmente il dialogo ed il confronto. Se invece è solo un modo per "eliminare" quest'ora, basandosi sul fatto che è "controproducente" e "mal sopportata", beh, allora mi lasci dire che lei non conosce la realtà, e soprattutto non è il bene degli studenti al centro della sua proposta. Perché quello è sempre al centro di tutto, per tutti gli insegnanti. Anche per quelli di religione cattolica.

Buona giornata e buona vita

prof. Marco Bugatti

mercoledì 17 giugno 2015

Il prof di religione

Stamattina ero a fare sorveglianza alla prova di italiano degli Esami di Stato. Ho letto le tracce. Belle. Davvero. Con qualche rischio di scivolare nella retorica, ma belle.
Ero con i ragazzi e le ragazze della "mia" 5G, e li ho osservati sospirare, concentrarsi, scrivere, sorridere, concentrarsi, scrivere, sgranocchiare qualcosa, sospirare, concentrarsi e scrivere.
E mentre li guardavo pensavo. Pensavo a quanto sia delicato il ruolo dell'insegnante. Pensavo che più tardi sarò qui a recuperare due scrutini che sono saltati per uno sciopero che non condivido, ma tant'è, siamo in democrazia.
Pensavo che questi ragazzi ci sono stati affidati. E che è tanto difficile definire bene che cosa deve fare un buon insegnante. D'Avenia ci sta provando da mesi, sta sollevando discussioni, polemiche, sta entrando nel merito, spesso sono d'accordo con lui, altre volte meno, ma gli va riconosciuto il fatto di aver "smosso" qualcosa.
Io non voglio entrare nel merito, non voglio analizzare, non voglio fare niente di tutto questo, anche perché la mia è una materia talmente atipica (religione, per chi non lo sapesse) da sfuggire ad ogni schematizzazione.
Vorrei solo essere stato "utile" ai ragazzi che mi sono stati affidati in questi anni, e continuare ad esserlo per quelli che verranno. Non voglio che mi ricordino per la simpatia, né per le cose che ho detto (perché suvvia, non dico poi cose così importanti). A dirla tutta non credo nemmeno di voler essere ricordato (o meglio, la mia parte autocompiacente lo vuole, ma non è quello che conta).
Vorrei lasciare una testimonianza, un piccolo seme di bene, un qualcosa che aiuti queste ragazze e questi ragazzi ad essere donne e uomini migliori. Donne e uomini che capiscano l'importanza dello studio e dell'impegno, dotati di cultura e di spirito critico (e magari anche della capacità di ridere dei loro difetti). Donne e uomini consapevoli delle loro forze e dei loro limiti, donne e uomini che non tacciono davanti alle ingiustizie, che lottano a favore dei poveri e degli emarginati, che si mettano in ascolto dei bisogni e delle necessità degli altri, che lascino la porta aperta alla possibilità che quel Dio di cui ogni tanto parlo loro esista davvero.
Ribadisco: un qualcosa che li aiuti ad essere tutto questo, anche in minima parte. Perché poi se ci riusciranno, se davvero diventeranno così, il merito sarà tutto loro, e il mio sarà stato un contributo minuscolo, quasi infinitesimale. Però ecco, mi piacerebbe averlo donato loro, questo contributo infinitesimale, e continuare a donarlo, magari in modo sempre migliore, agli studenti a cui sarò chiamato ad insegnare.

Questo vorrei, questo è il modo migliore di fare il mio lavoro. E per questo lo amo.

giovedì 4 giugno 2015

...perché capiamo quel che vogliamo capire.

Apro Facebook. Mi salta all'occhio il titolo di un "giornale" (non so bene come definirlo, non ricordo nemmeno qual è) che dice che secondo Jovanotti "è giusto lavorare gratis".
Ora, la cosa mi sembra strana. Approfondisco. Vado a leggere, guardo, e scopro che il sig. Cherubini ha detto, più o meno in questi termini, che da ragazzino ha fatto volontariato in svariate sagre, che il tutto gli è servito e che sono state esperienze formative.
Oh, capiamoci, questa di Jovanotti è una stupidaggine, eh. Però mi ha fatto pensare a come venga innanzitutto manipolata, e in secondo luogo ricevuta, l'informazione. Anche quella "leggera".
E' senza dubbio vero che i titoli dei media sono spesso fuorvianti, creati per "catturare" click e attenzioni. E' altrettanto vero, però, che basta scavare un attimo per andare a capire il contenuto reale della notizia. E allora tutto questo vuol dire che talvolta noi certe interpretazioni le accettiamo perché ci vanno benissimo. Perché è quello che cerchiamo, per condividerlo con gli altri ed esprimere la nostra "indignazione". Perché nel caso specifico l'idea di un cantante ricco e famoso che dice che è giusto lavorare gratis solletica la pancia della generazione "anti-kasta". E pazienza se poi Jovanotti non ha - in effetti - mai detto niente del genere, ormai la valanga di rabbiosa indignazione (fatta di post e retweet, spesso offensivi e volgari) si è scatenata.

...perché capiamo quel che vogliamo capire.

lunedì 27 aprile 2015

Se questo è un tifoso.

Ho sempre amato il calcio. E' uno sport meraviglioso, dal mio punto di vista il più bello del mondo. Sono juventino da sempre, il mio numero preferito è tutt'ora il 26 della maglia di Edgar Davids, giocatore di cui sono sempre stato (calcisticamente) innamorato.
Ieri ho guardato il derby alla tv. Ho visto la Juve perdere, e ci sta perché il Toro ha fatto una gran partita. Complimenti a loro, ma non è di questo che voglio parlare.
Leggo le notizie sulla partita, e sento parlare di "tifosi" del Torino che prendono a sassate il pullman della Juve. Continuo a leggere, e sento parlare di "tifosi" della Juventus che lanciano una bomba carta sugli spalti granata e provocano 11 feriti.

So che sto scoprendo l'acqua calda, ma questo non è calcio. Non è sport. Quelli non sono tifosi. Cose dette e ridette. Però una riflessione consentitemela lo stesso. 
Da anni dico che c'è una differenza sostanziale tra lo sfottò e l'insulto. Un coro come "Napoli merda Napoli colera", tanto per dirne uno dei più diffusi, non è uno sfottò. E' un insulto, e anche pesante. Aggiungere la parola "merda" ad ogni squadra avversaria che si incontra non è uno sfottò. E' un insulto. "Preparare" le partite come se fossero guerre (parlo dei tifosi, eh) non è uno sfottò. Mi sono sempre sentito rispondere che fa parte del gioco, che finisce tutto lì, che non c'è "cattiveria". Sarà. Ma io continuo a pensare che le parole abbiano un peso, e che a volte il passaggio dal "Torinista pezzo di merda" al lancio della bomba carta non sia poi così difficile da immaginare. Insomma, il tifo "contro" anziché il tifo "per" porta solo danni. Anche fisici.

Soluzioni non ne ho, se non quella - lenta e faticosa - di martellare sull'educazione e sulla correttezza dei futuri tifosi, quelli delle generazioni future. Ma ha ragione Allegri quando dice che in un clima del genere è assurdo pensare di portare i bambini allo stadio. 
Una cosa però la dico, e mi piacerebbe arrivasse a tutte le società calcistiche italiane: se - come stato Italiano e come società sportive - non siamo in grado di prevenire e di capire quali tifosi sono davvero tifosi e quali invece sono un branco di criminali imbecilli, giochiamo il prossimo campionato - TUTTO! - a porte chiuse. 
E se qualcuno - giocatori, tifosi, addetti ai lavori - dovesse dire che è una proposta assurda, fate una ricerchina su google per vedere QUANTI incidenti, feriti, addirittura morti ci sono stati in Italia negli ultimi anni per via del "tifo". 

...bisogna avere cervello anche per andare allo stadio. Evidentemente, in Italia, in troppi non ce l'hanno.