mercoledì 29 gennaio 2014

Bla, bla, bla.

Siamo un popolo di politici, economisti, costituzionalisti, medici e avvocati. Su Facebook. Sempre pronti a criticare chi sta al potere, chi governa, chi tiene le redini di questo Paese. Tutti espertissimi, tutti a conoscenza della legge elettorale perfetta, che di certo non può essere quella proposta in questi giorni. Tutti assolutamente a conoscenza dei meccanismi medico/scientifici che stanno dietro al caso Stamina, tanto da poterne pontificare a volontà. Tutti dotati di grande intelligenza e buon senso. Però, accidenti, tutti privi di umiltà. Nessuno ha voglia di ascoltare, capire, informarsi. Urlare è più facile, criticare è più facile. E' più BELLO. Ti fa sentire figo. 
Non cambieranno mai, le cose, in questo Paese, finché tutti saremo esperti di tutto, e grideremo la nostra presunta esperienza sempre più forte, per coprire le urla degli altri.
Scusate lo sfogo, ma certi "stati" che si leggono su questo social network mi fanno venire l'orticaria. Continuate pure a criticare (e insultare) chiunque la pensi in modo diverso da voi, dietro alla vostra tastiera.

martedì 31 dicembre 2013

Farewell, 2013!

Bene, ciao, 2013.

Non ho voglia di fare bilanci, quindi dico solo che sei stato un anno sorprendente sotto tanti punti di vista...

Buon anno nuovo a tutti!


mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale!

...e che la nascita di Gesù porti davvero luce, gioia, serenità e voglia di dare il meglio per ognuno di noi!

Tanti auguri!


venerdì 6 dicembre 2013

Goodbye, Madiba.

In questi momenti Facebook e Twitter si stanno riempiendo di foto, citazioni, ricordi e celebrazioni di Mandela. E' giusto che sia così, è doveroso che sia così.

Stamattina, quando ho scoperto della sua morte, ho provato l'impellente bisogno di scrivere questo post. Perché Mandela è stato un personaggio immenso, enorme, e per quanto mi riguarda un modello di buona politica, di coraggio, di abnegazione, di voglia di vivere, di giustizia, di fede.

Il mio "incontro" con Mandela è avvenuto circa 3 anni fa, quando a scuola ho cominciato a proporre alle classi il film "Il Colore della Libertà" (Goodbye Bafana in inglese); sia pure con qualche errore storico e qualche libertà narrativa di troppo, è un film che riesce a mostrare buona parte degli ideali che hanno consentito a Mandela di superare 27 anni di carcere, e allo stesso tempo mostra quanto fosse violento, assurdo, illogico il regime dell'Apartheid.

Spinto dalla curiosità, un paio d'anni fa mi sono letto l'autobiografia di Mandela, "Lungo cammino verso la libertà". Intenso, profondo, difficile, è un libro straordinario. Un libro che peraltro mostra come Mandela non fosse un eroe, ma un uomo pieno di dubbi, in costante ricerca, pronto - questo sì - a fare tesoro dei suoi errori per migliorare sempre più. Un uomo che aborriva la violenza, ma che fu costretto a farne uso, con grande dolore, quando non c'era più nessun altro modo per farsi sentire. Un uomo più volte interiormente ferito dagli stessi dissidi interni tra i partiti politici dei sudafricani neri, un uomo che si è portato dietro il rimpianto di non aver dedicato abbastanza tempo alla sua famiglia, ai suoi figli, ai suoi cari. Un uomo che ha sacrificato la sua vita a un ideale di pace, di giustizia, di uguaglianza, senza per questo ergersi su un piedistallo, ma anzi, facendo del dialogo e dell'umiltà la sua arma vincente. Un uomo - e no, non è secondario - profondamente credente, che studiava la Bibbia, che raccomandava la lettura dei testi sacri, che si affidava a Dio.

Questo e molto altro era Mandela.

Ho scoperto con un sorriso, qualche anno fa, che è nato il mio stesso giorno, il 18 luglio. Ho anche scoperto, sempre con un sorriso, che è stato uno dei punti di riferimento di un altro personaggio che stimo molto, che è Bill Cosby (quello dei Robinson, per capirci), che - oltre ad aver dato il nome di Nelson e Winny a due dei personaggi della serie tv - il 18 luglio 2013 ha pubblicato su twitter questa fotografia, che mi ha al contempo commosso e rallegrato:


Stanotte Mandela è partito per un altro luogo, in cui Dio - ne sono certo - lo sta già illuminando e stringendo nel suo abbraccio di Padre d'Amore.

Goodbye, Madiba, e grazie di tutto. Hai reso questo mondo un po' più bello, un po' più giusto, un po' più umano. Grazie!


Nelson Rolihlahla Mandela
(Mvezo, 18 luglio 1918 – Johannesburg, 5 dicembre 2013)

giovedì 28 novembre 2013

Vent'anni di inettitudine

Bene, è decaduto.

Adesso possiamo tornare a fare politica con la P maiuscola, e occuparci di risolvere i problemi dell'Italia?

Grazie.

lunedì 25 novembre 2013

"Verrò ricordato come il Mandela italiano".

Raramente, su questo blog, si sono viste prese di posizione così nette. O parole così dure. Ma stavolta - per quanto mi riguarda - si è davvero passato il segno.

Mi rivolgo direttamente a lei, sig. Silvio Berlusconi, per quanto sappia con certezza che non leggerà mai questo post. Mi rivolgo a lei per dirle così, semplicemente, senza mezzi termini o giri di parole: BASTA! 
Stia zitto, per favore. Non parli più, non rilasci più dichiarazioni, cerchi di "soffrire" in silenzio senza vomitarci addosso certe idiozie galattiche che non fanno altro che mostrare - ancora una volta - che il suo egocentrismo viene superato soltanto dalla sua ignoranza.

Sì, ignoranza, perchè non c'è altro modo di spiegare la sua frase riportata sulla Stampa. "Verrò ricordato come il Mandela italiano"? Ma parla sul serio, signor Berlusconi? Ma ha mai letto mezza riga della biografia di Mandela? L'ha mai fatto? Mi spiega, per favore, in che cosa lei sarebbe simile a Mandela? Me lo spiega, per favore?

Mandela è uno dei personaggi che più ammiro e stimo. Un modello di umanità e di buona politica, un esempio di onestà, coraggio, forza morale, attaccamento ai valori più veri dell'esistenza. Un simbolo di lotta contro ogni ingiustizia, ogni disuguaglianza, ogni prevaricazione. Un uomo di cui spesso parlo ai miei studenti, quale vero esempio di vita vissuta fino in fondo, superando difficoltà inimmaginabili. Un uomo che ha passato VENTISETTE anni della sua vita in carcere, con l'accusa di fomentare violenza, quando invece tutta la sua vita è stato un grande, glorioso inno ai diritti umani e all'uguaglianza sociale, contrro ogni razzismo e ogni egoismo.

E lei vorrebbe infangare quest'uomo paragonandosi a lui? Mi faccia un favore, da oggi in poi, taccia. Stia zitto. Non dica più una sola parola. Accetti in silenzio la condanna che le verrà inflitta, e stia zitto. Non una parola, non una sola, se non delle scuse (che sfortunatamente non arriveranno mai, ne sono certo).

Stia zitto, per favore. Stia zitto.

giovedì 21 novembre 2013

Il Ministero della Speranza ha detto che si può sperare (cit.)

Il titolo l'ho preso da una canzone di De Gregori, per inciso.

Questo post mi sta uscendo un po' di getto, da scuola in ora buca, prima di entrare in una classe. 

Ieri ho condiviso su Facebook un articolo apparso su La Stampa, che mostrava un lato bello dell'Italia, un lato che vorremmo vedere sempre. Mostrava la grande solidarietà umana dopo il disastro successo in Sardegna.

Mentre lo condividevo, pensavo che il 90% dei post "seri e impegnati" sui social network sono post di denuncia sociale. Di quanto le cose vanno male, di episodi negativi, di ingiustizie. 

Per carità, è giusto, doveroso, sacrosanto denunciare i soprusi, eh... però. Però c'è un però.

Non è che stiamo facendo un po' prendere la mano? Non è che ultimamente stiamo contribuendo a dipingere un mondo più nero di quello che è in realtà? Non perchè le ingiustizie non ci siano, eh, ci sono e vanno denunciate... però non ci sono solo quelle! E' un circolo vizioso, a volte... se non si mostrano anche le cose belle, virtuose, positive, è difficile avere poi la forza spirituale e morale di combattere quelle brutte.

Insomma, l'ho già detto in un vecchio post, la bellezza salverà il mondo. E anche la speranza, aggiungo. E siccome le cose belle, virtuose, solidali e gioiose CI SONO, forse sarebbe il caso di dare loro un po' di risalto...

Ciao! :-)